sabato 10 novembre 2018

FILOSOFIA E PSICOLOGIA - SAGGISTICA - SPIRITUALITA'

IL SENSO DELL'ASSOLUTO di Frithjof Schuon 
Avere un centro 

Frithjof Schuon (1907 - 1998), filosofo, di origine germanica, scrisse quasi tutti i suoi libri in francese e divenne cittadino elvetico nella Svizzera francese. Fin dalla prima giovinezza il suo riferimento dottrinale fu il Vedanta e per un ventennio collaborò con René Guénon. Approfondì il Sufismo e altre forme sapienziali dell'Oriente, nonché l'arte sacra. Delle sue opere le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato: Unità Trascendente delle Religioni; Sguardi su monti antichi; Sentieri di gnosi; L'occhio del cuore; Sulle tracce della religione perenne; Immagini dello spirito; Cristianesimo/Islam; Dal Divino all'umano; Forma e sostanza delle religioni; L'esoterismo come principio e come via; Le stazioni della saggezza; Il sole piumato.

"Il Senso dell'Assoluto" (Edizioni Mediterranee) è una preziosa raccolta di articoli e saggi inediti del filosofo che verton su argomenti molto vari e disomogenei , dall'arte di tradurre, a quella dell'abbigliamento, dalle questione di astronomia, all'antropologia, alla metafisica. Innumerevoli occasioni di riflessione, unite da un comune denominatore: la spiritualità.

Cosa significa avere un CENTRO? 
Significa essere normali, essere omogenei. L'uomo normale è quello le cui tendenze sono, se non proprio inivoche, almeno concordanti: ossia a sufficienza concordanti per poter diffondere quel centro decisivo che possiamo chiamare il senso dell'Assoluto o l'amore di Dio. La tendenza verso l'Assoluto, per la quale siamo fatti, si realizza con difficoltà in un'anima eteroclita, priva di centro, appunto, e per questo contraria alla sua ragion d'essere. Un'anima simile è a priori una "casa divisa in se stessa", di conseguenza destinata a crollare, parlando in maniera escatologica.  
Chi dice Homo Sapiens dice homo religiosus; non c'è uomo senza Dio. L'uomo, pur occupando per forza una posizione centrale nell'Universo, non se ne separa e non vi s'oppone al senso dell'assoluto se non è distratto dalla mancanza d'amore universale. 

I saggi contenuti in questa raccolta mirano meno alla mera informazione tradizionale che alla spiegazione dottrinale intrinseca, cioè all'enunciazione della verità di cui le dialettiche tradizionali costituiscono il rivestimento. 
L'autore ha l'intenzione di offrire una dottrina essenziale, completa, omogenea e bastevole, anzi, una "filosofia" o una "teosofia", se tali parole fossero utilizzabili senza il rischio di equivoci. 

La dialettica di questo libro è necessariamente adeguata al suo messaggio: essa non può considerare le pretese esorbitanti di una psicologia (o addirittura di una biologia) tendente assurdamente a sostituirsi alla filosofia e, in breve, al pensiero. Schoun non può essere biasimato, secondo una logica plausibile, d'adoperare un linguaggio ingenuo e desueto, quando appunto la sua dialettica si giustifica essenzialmente per il suo contenuto, che è in funzione dell'Immutabile. Non v'è extraterritorialità: l'uomo esistendo è tutt'uno con quello che l'Esistenza implica. Conoscendo, siamo vocati (naturalmente disposti) a conoscere tutto l'intelligibile (comprensibile, chiaro): non ciò che è intelligibile secondo la nostra comodità, ma ciò che lo è secondo la capacità umana e la natura delle cose. 

L'uomo di fronte a Dio è sempre l'uomo e nient'altro, che possegga un centro valido o ne sia privo. E l'uomo, essendo tale, è sempre libero di scegliere il suo centro, la sua identità e il suo destino. La libertà è fatta per scegliere ciò che noi siamo nel nostro intimo. 
Siamo intrinsecamente liberi (giacché abbiamo un centro), questo spazio interiore senza limiti e ombre è un centro che  può essere riscoperto, valorizzato e liberato.  Siamo esseri unici, universali, abitanti dello stesso regno, il regno che esprime libertà,  fratellanza, cooperazione, condivisione e gratitudine, questo è l'unico regno che ha valore:  il regno di Dio,  il regno dell'AMORE.   Anna A.