martedì 5 febbraio 2019

SOCIOLOGIA - RICERCHE E STATISTICHE SOCIALI

LA SOCIETA' DELLA PSEUDOSCIENZA di Giuseppe Tipaldo 

Orientarsi tra buone e cattive spiegazioni 


Giuseppe Tipaldo è ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nell'Università di Torino. Per il Mulino Edizioni ha scritto "L'analisi del contenuto e i mass media. Oggetti, metodi e strumenti (2014). 



"La Società della Pseudoscienza" Edizioni Il Mulino  è uno sguardo lucido sui motivi che alimentano cortocircuiti "antiadattivi" della nostra società, una guida per discernere tra buone e cattive spiegazioni della nostra attuale realtà,  libro che intende scrutare un particolare tipo di territorio sociale, i cui confini sono tuttora (e più che mai) oggetto di recriminazioni, appropriazioni indebite e, talvolta, feroci conflitti. 
Un luogo nel quale il buonsenso sembra essere stato sostituito dalla ricerca spasmodica del consenso, rincorso in un precario (e, come mostrerò, pericoloso per la salute delle democrazie liberali) equilibrio nelle relazioni tra il mondo della scienza, gli apparati politici, il sistema dei media e l'opinione pubblica, intesa qui come quella componente della società civile che raccoglie le voci dei non esperti rispetto a un tema complesso, si tratti di pratiche sanitarie, scoperte astronomiche, fisica delle alte energie, politiche pubbliche, realizzazione di infrastrutture, strategie militari, provvedimenti economico-finanziari, metodi educativi a scuola o in famiglia, convocazioni della nazionale di calcio, esclusioni dai talent show, controlli nei concorsi universitari (d'ora in avanti, per semplicità, mi riferirò alla tetrade "scienza, politica, media e società, con la sigla SPMSo, che diventerà SPMSo+Ps quando, a tempo debito, introdurrò la pseudoscienza).

Nell'ipotesi interpretativa che questo libro intende proporre, le tensioni tra  SPMSo, (che spinte da un'epidemia senza precedenti di false notizie (fake news) di carattere pseudoscientifico) negli ultimi tempi hanno invaso gli spazi della comunicazione pubblica online e offline, con particolare riguardo ai temi del corpo, della salute e del benessere personale, non costituiscono da un punto di vista sociologico un fenomeno altro, cioè ontologicamente diverso, da quello dell'opposizione locale alle "grandi opere". 

Per elaborare il concetto di "vocabolari di motivi", Boudon si serve degli studi sulla vita religiosa di Durkheim (1912) per osservare che l'agire quotidiano è da sempre orientato da assunti teorici, persino nelle società primitive che, non conoscendo ancora la scienza, attingevano a collezioni di teorie prescientifiche sedimentate nella tradizione. 
Per Boudon l'animo umano liberale era sinonimo del disincanto di chi abbandona ogni visione mitologica del mondo. L'individuo, la persona umana andava messo al centro della vita politica, con le sue responsabilità e la sua irriducibile libertà di pensiero e di azione. 
Per Durkheim l'anima, è da un lato quel che c'è di meglio 
e di più profondo in noi, la parte eminente del nostro essere; e tuttavia è anche un ospite di passaggio venuto da fuori. Il concetto di anima traduce dunque, in maniera simbolica, una realtà la cui esistenza è riconosciuta in tutta la società. Si spiega un altro fattore singolare di rilievo, e cioè che quella sensazione di dualità ha un carattere universale. 

Nella società odierna, purtroppo, ognuno di noi, non ambisce alla Verità, ma si accontenta di una verità, purché questa, alleggerendolo temporaneamente dal gravoso peso dell'incertezza, ne preservi l'equilibrio mentale e gli garantisca un po' di serenità. 
"Funzionano" così tutti gli esseri umani, nessuno escluso, nemmeno i più brillanti premi Nobel. La maggiore difficoltà connaturata all'esercizio della scienza come professione consiste proprio in questo andar contro natura: abbandonare l'ingenua, comoda e rassicurante propensione alla connessione di eventi conseguenti, adottando come rampa di lancio delle proprie inferenze un punto di partenza speculare a quello del senso comune. 
In statistica, si chiama "ipotesi zero". In breve, la scienza non verifica dipendenze causali, ma ne ammette probabilisticamente l'esistenza solo dopo non essere riuscita a falsificarle. Giuseppe Tipaldo  

Questo libro ha lo scopo di fornire gli strumenti concreti per capire meglio se una notizia è una bufala o meno.  E non solo questo...
In pratica, uno sguardo utile per conoscere meglio alcuni circuiti sociali e politici se sono veri o  falsi. (fake deleterie). Nello specifico questo sguardo "illuminante" proietterà ogni individuo a comprendere meglio la verità tra il bene collettivo che ci dimostrano, e il male distruttivo che spesso viene occultato.  Anna A.