lunedì 12 agosto 2019

FILOSOFIA DELLA RELIGIONE

DIRE DIO  di  ZELINDO TRENTI 
Il Presagio dell'Esistenza 
Dal Rifiuto all' Invocazione



Zelindo Trenti (1934- 2016) è stato Docente Ordinario di pedagogia religiosa presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Esperienza e Trascendenza (1982); Giovani e Proposta cristiana (1985); La religione come disciplina scolastica (1990); Invocazione. Opzione religiosa e dignità umana (1993); L'esperienza religiosa (1999); Educare alla fede (2000); Opzione religiosa e dignità umana (Armando Editori, 2001); La Fede dei giovani (2003); Il Linguaggio nell'educazione religiosa. La parola alla fede (2008); La secolarità nell'orizzonte della creazione. Una pausa di contemplazione nel ritmo della quotidianità (2009); Dire Dio. Dal rifiuto all'invocazione (2011); Il segreto di Gesù figlio dell'uomo. Per un itinerario all'incontro (2012); Secolarità e consacrazione. Elogio della vita quotidiana (2015).
Zelindo Trenti era un uomo mite, tranquillo, delicato, signorile negli atteggiamenti, era profondamente umile, non cercava mai i primi posti, felice del grazie affettuoso che riceveva ma non infelice se veniva dimenticata la sua persona. Uomo sempre pronto al dialogo e a dare buon esempio pratico. Il suo impegno intellettuale era legato a una grande attenzione ai rapporti umani e a una grande disponibilità all'amicizia. La sua ricerca era mirata ad un’analisi rigorosa del rapporto fra fede e maturazione umana, valorizzando i contributi più significativi delle scienze della religione e delle scienze dell’educazione. 

"Dire Dio" (Armando Editore) è un saggio filosofico religioso che analizza e predispone il lettore ad una profonda riflessione sul significato della propria esistenza. Il credente è colui che sa di essere immerso nel mistero, non presume di capirlo; ma si sforza di esplorarlo.
Queste pagine propongono un confronto condotto con ponderazione pacata. Non sono interessate alla polemica; sono attente al dibattito. Non sono preoccupate di concludere, sono impegnate a far riflettere e raccolgono gli stimoli significativi a sondare lo spessore dell'esistenza. 
Il filosofo guarda la realtà e ne cerca la spiegazione, oltre la relazionalità, potenzialmente illimitata, e mai risolutiva. Il credente presagisce una presenza misteriosa; avverte un richiamo che affiora nelle profondità della propria esistenza e si sforza di decifrarlo.  
Il linguaggio è il grande dono elargito all'uomo: s'affaccia sul versante che Dio abita, ne percepisce la suggestione, ne avverte la presenza e la riconosce...
La fede è l'espressione più alta di amore gratuito dell'uomo a Dio, oltre che Dio all'uomo. 


Il primo principio che Kant enuncia a riguardo dell’ermeneutica biblica (cioè i principi che devono essere applicati per comprendere rettamente la Bibbia) è quello cosiddetto del "comprendere meglio".
Parafrasando Pascal si potrebbe dire che l'uomo non è grande perché sotto la violenza dell'universo sa di morire, ma è grande perché in una situazione di assoluta libertà decide di sé, della creazione e di Dio; e quando la sua decisione opta per la disponibilità e il riconoscimento, porta il gesto di adorazione ad un'altezza proibita all'universo e reca in quella decisione una risposta che riafferma nel tempo il gesto creatore di Dio all'origine del tempo. 
La ricerca di "dire Dio" non è solo legittima; è obbligante proprio là dove si voglia capire chi sia l'uomo. Il richiamo a Dio è nel cuore dell'esistenza umana; la religione lo sa e lo proclama. 

La gloria di Dio è l'uomo vivente; la vita dell'uomo a sua volta è la visione di Dio. Questa è dunque la "consegna": la manifestazione della gloria di Dio. Non facile da capire, tanto meno da esprimere. 
Nel Vangelo, Gesù non esita ad affermare: "Perché tutti siano una cosa sola. Come Tu, Padre, sei in me ed io in Te, siano anch'essi in noi una sola cosa". 
Molti individui spesso chiedono....Ma dov'è Dio? Senza soffermarsi sul mistero della propria esistenza e sulla propria coscienza.
Dio è tra noi e fa parte dell'intera umanità! Ecco dov'è Dio! Nell'uomo Gesù, ma in Lui anche in ogni uomo. E' la certezza del credente, una certezza che solo la fede garantisce... 
Allora, quando dico Dio non posso non pensarlo "vertiginosamente" lontano, ma è costantemente e  luminosamente presente! Il volto di Dio resta avvolto di mistero, ma la sua presenza illumina i contorni vasti dell'universo materiale e placa l'anelito dell'attesa interiore, anelante e mai paga...
Egli E' presente in tutto ciò che esiste...
Nel sorriso dell'amico che si incontra, nel tramonto che si contempla,  nell'immenso oceano profondo... Negli occhi teneri degli esseri innocenti... ma soprattutto esiste nel cuore di ogni anima pura e sincera che brilla incondizionatamente  di amore proprio, costantemente ed illimitatamente al mondo intero fino alla fine del proprio percorso esistenziale.   Anna A.

"Il sacro congiunge il Divino. Il Divino avvicina a Dio." Martin Heidegger  

"L'anima può elevarsi al fine di unirsi al Divino". Pitagora

Il Sacro congiunge il Divino. Il Divino avvicina Dio.“ — Martin Heidegger

Origine: https://le-citazioni.it/autori/martin-heidegger/
" Dio mi ha messo in questo superbo giardino perché godessi dell'aria, del sole, della pioggia, delle stagioni; e lo riconoscessi all'origine e all'approdo di questa incomparabile avventura (che sto vivendo)". Zelindo Trenti
Il Sacro congiunge il Divino. Il Divino avvicina Dio.“ — Martin Heidegger

Origine: https://le-citazioni.it/autori/martin-heidegger/

Il Sacro congiunge il Divino. Il Divino avvicina Dio.“ — Martin Heidegger

Origine: https://le-citazioni.it/autori/martin-heidegger/