lunedì 24 settembre 2018

FILOSOFIA - SOCIETA' E SCIENZE SOCIALI

CREDERE di Dario Antiseri 
Dopo la filosofia del XX secolo 

Dario Antiseri  si laurea in Filosofia nel 1963 presso l'Università di Perugia. Ha insegnato discipline filosofiche presso le Università "La Sapienza", Siena, Padova e la LUISS di Roma. Tra le sue pubblicazioni, parecchie delle quali tradotte in più lingue, ricordiamo: "Trattato di metodologia delle Scienze sociali" (1996), "Teoria Unificata del Metodo" (Padova 1981; Torino, 2001) " Karl Popper (1999); La Vienna di Popper (2000); con G. Giorello e S. Tagliagambe, "Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti"(2008); "Come si ragiona in filosofia"(2011) e molti altri. Nel 2002 è stato insignito, assieme a Giovanni Reale, di una laurea honoris causa presso l'Università Statale di Mosca. Collabora stabilmente con il quotidiano "L'Avvenire". 

"Credere" (Armando Editore) è un libro che invita ad andare "oltre" il pensiero, a sperare "oltre" la filosofia. Antiseri ci porta a considerare questi limiti come un'unica, grande, direi anche "gioiosa" possibilità. I confini del "visibile" sono gli stessi confini dell'esistente. La fede è una scelta umana e insieme alla comprensione è un dono divino. 

Darwin asserisce: "Il sentimento di devozione religiosa è sommamente complesso perché consta di amore, di compiuta sommissione ad un Essere Superiore elevato e misterioso, di un forte sentimento di dipendenza, di timore, di riverenza, di gratitudine, di speranza nell'avvenire, e forse di altri elementi. Nessuna creatura potrebbe provare un'emozione tanto complessa, senza che le sue facoltà morali e intellettuali abbiano raggiunto un certo grado di elevatezza". 

Antiseri come anche i filosofi contemporanei, (al di là o al di qua della razionalizzazione e intellettualizzazione del nostro mondo), ci riconducono sulla via religiosa come via di salvezza dell'angoscia e dalla sofferenza. 
Pensare al senso della vita (ha scritto Wittgenstein) significa pregare. Il senso della vita possiamo chiamarlo Dio. E, ancor prima, Agostino: "Inquietum est cor nostrum donec requiscat in Te, Domine". Ecco, allora, che questo razionalismo della contingenza che mi sento di proporre (come un tentativo di esplorazione  che mi tiene impegnato da almeno tre decenni) è un pensiero razionale che, facendo proprie le conquiste filosofiche forse di maggior rilievo di questo secolo, sottolinea lo scacco di quanti hanno voluto sostenere che, in fondo, "homo homini Deus est".  Ormai solo un Dio ci può salvare. Ci resta come unica possibilità quella di preparare, nel pensare e nel "poetare", una disponibilità all'apparizione di Dio o all'assenza di Dio nel tramonto. 

Nell'enciclica "Fides et ratio" di Giovanni Paolo II si intrecciano diverse linee di considerazioni, ma il "filo d'oro" che le lega è l'idea che "solo la Croce può dare alla ragione la risposta ultima che essa cerca". 

Questi sono soltanto alcuni brani che, ai miei occhi, rendono preziosissima l'Enciclica Fides et ratio:

4) Le vie per raggiungere la verità rimangono molteplici; tuttavia, poiché la verità cristiana ha un valore salvifico, ciascuna di queste vie può essere percorsa, purché conduca alla mèta finale, ossia alla rivelazione di Gesù Cristo. 
5) Nessuna forma storica della filosofia può legittimamente pretendere di abbracciare la totalità della verità, né di essere la spiegazione piena dell'essere umano, del mondo e del rapporto dell'uomo con Dio. 

9) L'uomo si trova in un cammino di ricerca, umanamente interminabile: ricerca di verità e ricerca di una persona a cui affidarsi. La fede cristiana gli viene incontro offrendogli la possibilità concreta di vedere realizzato lo scopo di questa ricerca. 
10) La Chiesa non propone una propria filosofia né canonizza una propria filosofia a scapito di altre.
12) La ragione dell'uomo non si annulla né si avvilisce dando l'assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole. 

Il cardinale Giovanni Battista Montini nel 1957 scriveva..."Il senso religioso è l'inclinazione verso il suo principio e verso il suo ultimo destino; l'avvertenza indistinta, balenata intuitivamente alla sua coscienza, del proprio essere dipendente e responsabile; il pronunciamento informe e naturale dell'anima circa il proprio arcano rapporto verso l'Essere supremo; il nativo gesto della natura umana in atteggiamento di adorazione e di supplica; l'esigenza dello spirito verso un Infinito personale, come dell'occhio verso la luce, del fiore verso il sole". 

"La fede senza le opere è morta".  Credere in qualcosa non è un processo irrazionale, al contrario, per credere davvero devi capire, voler capire, tenere gli occhi aperti, ma anche cuore, mente e spirito. 
Dal punto di vista cristiano la fede abita nell'esistenziale: prima bisogna credere e poi comprendere. La fede esprime un rapporto di personalità a personalità. 

Il Cardinale Ratzinger al termine della Conferenza La fede e la teologia ai nostri giorni egli si chiede: Come mai la fede ha ancora una sua possibilità di successo?" Questa la sua risposta: "Perché essa trova corrispondenza nella natura dell'uomo. Nell'uomo c'è un inestinguibile desiderio di infinito".

La fede è un dono da riscoprire e testimoniare, è amore e speranza, certezza e umiltà, è un legame totalizzante unico e autentico, senza paragoni, in sintonia con l'infinita purezza della propria anima. La fede è una risposta, è un accorgersi, un rendersi conto nella propria vita che Dio sta agendo, per te!
Anna A.