martedì 30 agosto 2016

PSICOLOGIA

ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO di Alessandra Farneti 

DALLE  TEORIE  AI  PROBLEMI  QUOTIDIANI 


ALESSANDRA FARNETI  è "professore" ordinario di Psicologia dello sviluppo presso la Libera Università di Bolzano. Da tempo si occupa della formazione dei clown e della formazione della clownerie. 

"Elementi di Psicologia dello Sviluppo" (Carocci Editore) è un'opera che presenta la psicologia in modo preciso, l'intento dell'autrice infatti, è quello di fornire sia una rielaborazione semplificata, (non semplicistica) dei grandi temi che oggi vengono dibattuti dai ricercatori, (sia in senso teorico) e come affrontare questioni che si presentano nella vita di tutti i giorni in senso pratico, attivo e risolutivo. Questo libro può considerarsi come un "metamanuale" in cui, accanto ai contenuti, verranno fornite alcune indicazioni sul come leggerle e comprendere le informazioni ricevute. 
In pratica è un "open mind" da adottare in ambito relazionale in qualsiasi contesto sociale.  
In questo testo il lettore (chiunque esso sia), troverà alcune informazioni bibliografiche che ritengo utili per chi volesse approfondire gli argomenti trattati in questo libro.
Questo testo è ben articolato poiché rappresenta le varie fasi dello sviluppo dell'essere umano in modo dettagliato e preciso. L'opera, infatti inizia da...
-  Dove nasce la psicologia dello sviluppo; 
- Alcune teorie di riferimento (tra cui due autori fondamentali: Sigmund Freud e Jean Piaget)
- Il metodo scientifico nella psicologia dello sviluppo
- Dal primo concepimento alla nascita; Il primo anno di vita
-  L'universo relazionale (la famiglia, i ruoli familiari)
- Problematiche particolari inerenti al primo anno di vita
- Il secondo e terzo anno di vita 
- Dai tre ai cinque anni (lo sviluppo cognitivo, lo sviluppo affettivo)
- Problemi particolari dai tre ai cinque anni 
- L'età scolare (lo sviluppo cognitivo e sviluppo affettivo e sociale) 
- Problemi particolari dell'età scolare 
- Preadolescenza e adolescenza
- Problemi particolari dell'adolescenza (i disturbi alimentari: bulimia, anoressia e obesità; i maltrattamenti ai minori)
- L'età adulta (pensiero dell'adulto, la giovinezza, l'età matura, la crisi di mezza età)
- L'invecchiamento (la morte, ovvero la finitezza)  

Fino a qualche anno fa si parlava solo dell'età evolutiva (che fa riferimento a quelle posizioni teoriche che vedono lo sviluppo del psichico come parallelo allo sviluppo organico, cioè come processo che si conclude con la maturazione biologica: crescita e maturità sessuale intorno ai 15-18 anni) mentre con psicologia dello sviluppo ci si riferisce a tutto l'arco di vita. 

La psicologia dello sviluppo è una scienza molto giovane e i risultati delle pur numerosissime ricerche non sempre arrivano alle stesse conclusioni. 
Qual è il ruolo dello psicologo dello sviluppo, di fronte a una realtà così complessa e disomogenea? Deve mantenersi in una posizione di distacco e limitarsi ad un'analisi obiettiva dei fenomeni considerando la psicologia dello sviluppo alla stregua della biologia? In questo caso "il lavoro dello psicologo evolutivo è di osservare la crescita dell'uomo e di dedurre le regole che la guidano. In questo contesto, le preoccupazioni e gli stati  mentali dello scienziato dovrebbero essere tenuti completamente al di fuori del processo di ricerca per assicurare l'obiettività nella registrazione delle osservazioni". 

Definire il concetto di "adultità" è molto più problematico che definire quello di infanzia o adolescenza perché il processo di crescita fisica finisce con l'inizio della giovinezza e, da quel momento in avanti, i cambiamenti non saranno più così evidenti fino a quando non si manifesteranno i primi segni dell'invecchiamento. 
Chi è un adulto? Quali sono le caratteristiche psicologiche che gli attribuiscono? 
Adulto deriva dal participio passato di adolescere (adultus=cresciuto) e, come riporta il dizionario, significa  "fatto grande, persona giunta a completo sviluppo fisico e psichico". E se così fosse davvero, dovremmo tornare al concetto sorpassato di età evolutiva e abbandonare quello di sviluppo relativo a tutto l'arco di vita. Essere giunti al culmine della crescita fisica non significa, invece, essere arrivati al culmine della crescita psicologica, come dimostrano molte ricerche e dati clinici. E' ormai accertato che non esiste un culmine e che, psicologicamente, siamo tutti eterni adolescenti, dando alla parola il suo significato etimologico ("che cresce"), ma è anche vero che l'età definita come adulta dovrebbe avere alcune caratteristiche che permettano di distinguerla dalle precedenti. 
Freud definiva la condizione adulta come quella in cui si è in grado di amare e di lavorare, e, anche se sembra un concetto un po' riduttivo, esso implica molte altre caratteristiche definite poi da altri autori in modo più dettagliato: l'autonomia, l'indipendenza, la stabilità negli impegni e nei rapporti ecc. 

In conclusione esprimiamo un concetto di Freud riguardo alla "finitezza" della vita (ovvero la morte): "Nel corso della nostra esistenza, vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano, ma questa breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto...Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò la sua fioritura ci appare meno splendida..." 
Erikson ritiene che per ridare senso alla fine della vita sia necessario costruire un ponte fra l'inizio e la fine.  Anna A. 












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