mercoledì 3 gennaio 2018

COMUNICAZIONE - FORMAZIONE - EDUCAZIONE

EDUCARE ALLA VITA BELLA SI PUO' di Fabio Rondano
Percorso teologico e proposte per l'animazione 

Fabio Rondano  docente di lettere, ha conseguito anche una laurea in filosofia e un baccellierato in teologia. Counselor pedagogico e relazionale, oltre a seguire percorsi individuali anima corsi di formazione per catechisti, educatori, genitori e docenti, guida gruppi di formazione all'empatia per fidanzati e sposi, promuove settimane residenziali sulla relazione empatica per comunità religiose. Già autore del testo "La relazione educativa empatica". 

"Educare alla vita bella si può"  (Edizioni Effatà) rappresenta la fisionomia culturale della nostra società e quale contributo possiamo apportare a partire dal Vangelo. 
Il periodo in cui siamo stati "chiamati a vivere" e ad esercitare il ruolo di educatori è stato definito in molti modi da diversi esperti: l'età del disincanto, il tempo della post-verità, la società liquida, l'era dell'evaporazione del padre. Ognuna di queste espressioni potrebbe "suonare" alle nostre orecchie di educatori, docenti, catechisti, genitori, come il boato delle trombe dell'Apocalisse! 
Convertire l'occasione di vivere in questa epoca in opportunità implica, per noi educatori cristiani, comprendere cosa siamo chiamati a offrire al mondo e quanto esso abbia bisogno di noi, proprio per portare a compimento la sua aspirazione di bene e riuscita per l'uomo. Educare cristianamente, evangelizzare, insegnare religione non è obsoleto, ma anzi necessario più che mai; è importante però esplorare e comprendere quali aspetti dell'annuncio di Cristo e della pedagogia cristiana siano da potenziare e coltivare, per uscire dalla frustrazione e intercettare l'interesse dell'uomo e della donna di oggi. 

In questo libro Fabio Rondano ci espone i cinque rischi della centralità del soggetto e come convertirli in opportunità. Il grande filosofo canadese ci spiega come la perdita di senso, spesso lamentata come male dell'uomo contemporaneo, sia legata a una sorta di "restringimento". Gli uomini perdono la visione più ampia perché si concentrano sulle loro vite individuali. In altre parole, il lato oscuro dell'individualismo è il suo incentrarsi sull'io, che ad un tempo appiattisce le nostre vite, ne impoverisce il significato, e le allontana dall' interesse per gli altri e la società. 

Essere fedele a me stesso significa essere fedele alla mia propria originalità... Nell'articolarla, io definisco altresì me stesso... E' questa l'idea che fa da sfondo al moderno ideale dell'autenticità. 

Il silenzio scava nel nostro profondo uno spazio per farvi abitare l'alterità, la verginità del cuore è la disponibilità ad accogliere come grembo fecondo la presenza dell'altro per il suo bene: ci dispone all'ascolto intelligente, al parlare misurato, al discernimento di ciò che brucia nel cuore dell'altro. Riusciremo a comprendere il non-detto che abita la gran quantità di parole, di avere l'intelligenza di quanto accade, cioè letteralmente, a "leggere dentro" gli eventi e, finalmente, anche ad ascoltare meglio noi stessi e gli altri. 

L'autenticità come ideale culturale, pedagogico e sociale implica che ogni individuo abbia il proprio modo di essere, e ogni identità è singolare e si fonda sulla espressione del sé, dei propri sentimenti, delle proprie emozioni. L'individuo si realizza difendendo la sua unicità originale e irripetibile, sviluppando la propria originale forma di vita fondata esclusivamente sulla propria percezione di cosa sia importante e cosa non lo sia, chiamato unicamente alla "fedeltà a se stesso". Finendo ognuno per avere i suoi valori, che nessun altro può permettersi di discutere. 

La felicità non sta nel controllo di tutto, nella gestione a modo nostro di ogni iniziativa, non sta nel bisogno spasmodico di verificare che tutti ci approvino o la pensino come noi, non sta nell'imporre la nostra visione pena il sentirci annullati da ogni forma di dissenso. 
La spiritualità evangelica afferma che la vita è un addentrarsi nella consapevolezza, nella qualità e nella calma, gli atteggiamenti opposti ostacolano il nostro bene pertanto mettono a rischio la nostra felicità e la nostra evoluzione di crescita interiore. 

Il libro tratteggia una diagnosi culturale del nostro tempo e presenta una proposta metodologica, ampiamente sperimentata, capace di intercettare gli interessi di ogni singolo soggetto, apportando quindi quel benessere universale costruttivo e significativo. 

Educare alla "vita bella", non significa letteralmente fare "una bella vita" (di cose materiali e comportamenti omologati dalla massa), ma significa "risvegliare la propria mente" e amare incondizionatamente sempre nel rispetto di sé stessi e del mondo intero. 
In pratica bisogna far evolvere quella parte interiore autentica che ci è stata donata dalla nascita che nella società quotidiana viene spesso dimenticata e ancora peggio quasi sempre annullata.  Anna A. 









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