martedì 24 aprile 2018

RACCONTI E SAGGI - ROMANZI ITALIANI

CONFESSIONI ULTIME di Mauro Corona 
Una meditazione sulla Vita, la Natura, il Silenzio, la Libertà 


Mauro Corona è nato a Erto (Pordenone) nel 1950. E' autore di Il Volo della martona; Le voci nel bosco; Finché il cuculo canta; Nel legno e nella pietra; Aspro e dolce, L'ombra del bastone, Vajont: quelli di dopo, I fantasmi di pietra, Cani, camosci, cuculi (e un corvo), Storia di Neve, Il canto delle manére, La fine del mondo storto (premio Bancarella 2011), La ballata della donna ertana, Come sasso nella corrente, Venti racconti allegri e uno triste, Guida poco che devi bere: manuale a uso dei giovani per imparare a bere, La voce degli uomini freddi (finalista premio Campiello 2014), Una lacrima color turchese, I misteri della montagna, Favola in bianco e nero, La via del sole e delle raccolte di fiabe  Storie del bosco antico e Torneranno le quattro stagioni;  La casa dei sette ponti e Quasi niente. Attualmente è anche scultore (di legno) apprezzato in tutta Europa.

"Confessioni ultime" Edizioni Chiarelettere  sono il diario intimo di un sognatore che in questo libro, per la prima volta, compone il suo testamento spirituale. Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l'indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jocho Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull'attualità, sul nostro tempo e sulla vita frenetica e innaturale che viviamo. 
Con assoluta sincerità, questo libro offre una rappresentazione profonda e illuminata della vita, un racconto personalissimo che può darci la misura di cosa è davvero essenziale.  
Diceva Zvi Koliz: "Caro Dio, io credo in te... "

Le uniche parole che meritano di esistere sono quelle migliori del silenzio...Una frase che ha ricordato Galeano di Juan Carlos Onetti: Se quel che si dice non è migliore del silenzio, giova tenere la bocca chiusa". Oppure come Ludwig Wittgenstein, che affermò: "Ciò che è possibile dire si può dire chiaramente; su ciò di cui non si può parlare si deve tacere". Non solo gli scrittori, anche i politici dovrebbero imprimerselo nella mente. 

Josif Brodskij sui politici dice: "Non dico di sostituire lo Stato con una biblioteca, ma non c'è dubbio che se noi scegliessimo i nostri governanti  sulla base della loro esperienza di lettori e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra".  

Uno dei miei ultimi libri: "Come sasso nella corrente", l'ho dedicato agli infelici, quindi a tutta l'umanità, e credo che l'uomo non sarà mai felice finché desidererà quello che non ha. L'essere umano (purtroppo) vive nella dipendenza, è schiavo di qualcosa che è lui stesso. L'uomo non può trovare la felicità se non si libera delle schiavitù che lui stesso ha scelto. Questa è la base di tutto. 
Felicità per me significa tranquillità, uso sereno e naturale delle cose, allegra accettazione. Non è felice chi ha di più, è felice chi ha di meno ma è soddisfatto di sé. Non è vero che nessun uomo è un'isola. Lo è, dopo si può espandere, ma per espandersi, per dare amore, per essere generoso, per essere altruista deve prima essere un'isola. Bisogna "bastarsi", solo allora possiamo fare del bene agli altri. Chi cerca la felicità nelle cose e negli altri ha già sbagliato, perché vive nella dipendenza. 
La serenità è nell'essere semplici, nell'essere umili e per voler bene in modo completo bisogna essere tolleranti. Vivere significa imparare a "scolpire" l'essenza della propria anima facendola diventare una "bella scultura". Diceva Antonin Artaud: si scrive, si scolpisce, si fa musica per uscire di fatto dall'inferno. 

Si può essere istruiti senza essere veramente colti. L'istruzione è un vestito. La parola istruzione significa che una persona si è rivestita di conoscenze. Anna A. 


















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