mercoledì 20 luglio 2016

SCIENZA - CERVELLO - MUSICOLOGIA

I NEURONI MAGICI di Pierre Boulez, Phili Manoury e Jean-Pierre Changeux

Pierre Boulez (1935-2016), compositore e direttore d'orchestra, ha fondato l'Ircam (Institut de Richerche et Coordination Acoustique/Musique) 

Phili Manoury neurobiologo, ha dato un contributo fondamentale all'introduzione della prospettiva neuroscientifica nel dibattito culturale.

Jean-Pierre Changeux musicologo e membro dell'Ircam, è fra i compositori più interessanti della musica francese contemporanea. 


"I Neuroni Magici" ( Carocci Editore www.carocci.it ) è un testo formato da un dibattito tra i tre autori-artisti dove espongono con chiarezze alcune riflessioni e le connessioni che esistono tra il cervello e la musica. La musica non è solo un'attività artistica, ma un linguaggio per comunicare, che evoca e rinforza le emozioni.
La musica è uno stimolo uditivo articolato in maniera complessa. Molti processi percettivi si svolgono contemporaneamente in diverse aree cerebrali. Il cervello così elabora la musica in maniera gerarchica e distributiva. 
La musica è l'arte di combinare in maniera organizzata i suoni nel tempo e nello spazio entro le logiche comunicative di un linguaggio universale, il quale corrisponde all'ascolto delle sensazioni e dei sentimenti. 

Ciò che avviene nella testa del "creatore", del compositore, resta ancora sconosciuto.
Ed è questo il mistero che il volume si propone di illuminare. Attraverso quali meccanismi si crea un'opera, si fa emergere il nuovo e si produce bellezza?

La creazione artistica dipende da processi intellettuali e biologici specifici? E' possibile scrutare più da vicino il suo meccanismo per comprendere come un compositore, un musicista, un direttore d'orchestra scelga di mettere insieme una nota con un'altra, di far seguire un ritmo a un altro? 

I recenti spettacolari progressi delle conoscenze del cervello e sul suo funzionamento permettono di migliorare la nostra comprensione di un percorso così complesso come quello della creazione? E'possibile comprendere ciò che avviene nel cervello del compositore quando scrive "La Sagra della Primavera o Le Marteau sans maitre"? 
Quale rapporto sussiste  tra il nostro cervello, macchina straordinariamente complessa, e la bellezza? Quale relazione si può stabilire tra i componenti elementari del nostro cervello (le molecole, le sinapsi, i neuroni) e le attività mentali complesse, come la percezione del bello o la creazione musicale?

Alcune questioni affrontate in questo libro (Che cos'è la musica? Che cos'è un'opera d'arte? Qual è il meccanismo di creazione di un'opera d'arte? Che cos'è il bello?) possono far parte di un inedito tentativo di costruire una nuova neuroscienza dell'arte.  E' questo l'oggetto del dibattito che segue tra Jean- Pierre Changeux, il neurobiologo che ha fatto del cervello l'oggetto privilegiato delle sue ricerche, e Pierre Boulez, il compositore per il quale le questioni teoriche legate alla sua arte sono sempre state essenziali. A questo dibattito si è aggiunto il compositore Philippe Manoury per apportare qualche chiarimento importante. 

Numerosi studi di imaging cerebrale mostrano i cambiamenti dell'organizzazione cerebrale associati all'apprendimento della musica. Sono state osservate delle differenze al livello della materia grigia tra musicisti e non musicisti; la maggior parte dei pianisti mostra una configurazione particolare sui due emisferi , mentre i suonatori di strumenti ad arco mostrano la stessa particolarità solamente per l'emisfero destro. Inoltre è stata osservata una riduzione di attivazione delle aree motorie nei musicisti rispetto ai non musicisti. In altre parole, la pratica musicale a lungo termine modifica l'organizzazione del cervello. 

In conclusione aderirei volentieri all'idea secondo cui la musica rafforza contemporaneamente la vita sociale e la vita individuale, apportando all'individuo una qualità di vita personale che può essere condivisa con gli altri membri dello stesso gruppo sociale, ma anche, al di là del gruppo, da tutta l'umanità. 
L'arte, e in particolar modo la musica, potrebbe così contribuire all'armonia sociale. Anna A. 









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