lunedì 15 gennaio 2018

ANTROPOLOGIA - BIOETICA

DALLA PARTE DELLA VITA a cura di Enrico Larghero - Giuseppe Zeppegno 
Società complessa e fragilità. La prospettiva della bioetica - Seconda Edizione riveduta ed ampliata 


Enrico Larghero, Medico e Teologo morale, Responsabile del Master Universitario di Bioetica, Facoltà Teologica dell'Italia Settendrionale - Sezione di Torino. 

Giuseppe Zeppegno, Dottore di Ricerca in Morale e Bioetica. Docente presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settendrionale - Sezione di Torino. 

"Dalla parte della vita" (Effatà Editrice)  è una Nuova Edizione del secondo volume, aggiornata ed ampliata: da un lato aggiorna temi bioetici ormai consolidati, dall'altro apre alle nuove istanze, frutto delle applicazioni più innovative ed avanzate, quali, ad esempio, l'uomo potenziato ed il post-umanesimo che mettono in discussione gli scopi della medicina, scienza della diagnosi e del trattamento della malattia e del mantenimento della salute.  

La bioetica non a caso è nata, secondo l'accezione del suo fondatore Van R. Potter, come "un ponte verso il futuro", una scienza della sopravvivenza dell'uomo e dell'umanità. Come ha anche affermato Papa Francesco più volte...che in futuro non si dovranno costruire muri ma ponti, tra le culture, tra le religioni, tra i continenti e i popoli. 

La rivoluzione antropologica, alla quale stiamo assistendo, solleva inevitabilmente delle questioni di senso, rimette in discussione il concetto del limite e di natura. L'umanità ha bisogno di progresso, di una scienza in grado di rispondere al bisogno di salute e di benessere, ma tale progresso deve essere rispettoso degli equilibri del Pianeta, della convivenza civile e della dignità umana, altrimenti diventa una chimera e un artificio. Nell'era della globalizzazione, ma anche purtroppo della "società liquida", una bioetica ispirata e modellata sul personalismo, sui valori della spiritualità e del cristianesimo, può costruire un faro in grado di guidare tali percorsi non solo per chi professa tale fede, ma anche per l'umanità intera. 
Ascolto e dialogo sono il senso e il fondamento della bioetica se, come scienza ed epistemologia, vuole veramente essere stimolo per un cammino pluridisciplinare e interculturale di vera e consapevole costruzione di un sapere critico e responsabile, strumento di civiltà della società tecnologica. Elio car. Sgreccia (Presidente Emerito Pontificia Accademia per la Vita). 

La consapevolezza dell'importanza della prevenzione deve essere accresciuta sia nelle sedi cui spettano decisioni di programmazione sanitaria, sia a livello dei differenti operatori sanitari e dei cittadini. 
La cultura della prevenzione richiede dunque un coinvolgimento a tutto campo della società, con un ruolo particolare per i mezzi di comunicazione sociale. 
La prevenzione ha come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita delle persone (meno malattie, meno sofferenza, più vita di qualità). 

LA DIGNITA' UMANA NELLA RIFLESSIONE BIOETICA
Per avviare l'analisi circa un secondo aspetto di questo tema, ritengo significativo e di notevole interesse un passaggio della lettura di Giovanni Paolo II al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione del Congresso su "Qualità della vita ed etica della Salute tenutosi in Vaticano nel febbraio 2005: 
"Tutte le dimensioni della persona (la dimensione corporea, quella psicologica, quella spirituale e quella morale) vanno promosse in armonia. Ciò suppone la presenza di condizioni sociali  e ambientali atte a favorire tale armonico sviluppo. Il contesto socio-ambientale, dunque, caratterizza questo livello di qualità della vita umana, che deve essere riconosciuto a tutti gli uomini....)" In primis a quelli che vivono nel proprio territorio di appartenenza e poi a quelli che accogliamo e ospitiamo.  

La nozione di dignità umana, che si colloca nello spazio della riflessione etica, richiede che ci si interroghi prima di tutto su ciò che la "natura" stessa dell'essere umano, il quale beneficia della scienza, della medicina e della tecnica, invita queste ultime a rispettarlo. La nozione di dignità è legata al desiderio dell'uomo di vivere bene e beatamente, nel senso di una piena e profonda realizzazione della persona in sé. Essa, inoltre, richiama il carattere di intangibilità dell'essere umano, cioè del rispetto incondizionato dovuto ad ogni singola persona. 
Così anche la medicina mette in "dialogo" due dignità, quella paziente e quella del curatore. 

Max Scheler (1874-1928) è ritenuto a buon titolo il padre della Neue Anthropologie (anche detta "antropologia filosofica"). Egli riconosce il valore della biologia e delle altre discipline che studiano l'uomo nei suoi vari aspetti (psicologico, sociologico...), ma osserva che permane una domanda fondamentale cui solo la filosofia può rispondere: chi è l'uomo nella sua essenza. 
L'essere umano, infatti, pur facendo parte del regno animale, si differenzia nettamente dagli animali per la sua peculiare capacità di trascendersi, di uscire cioè dallo schematismo della sua costituzione bio-fisica per riflettere su di sé e sul reale che lo circonda.  

La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana.  (Benedetto XVI) 

In questo il medico, come l'uomo di scienza, ha un ruolo decisivo nella formazione della coscienza pubblica, deve imparare ad informare senza allarmare e senza cadere nella "trappola" del colore emotivo dell'informazione mediatica.  Anna A. 
























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