giovedì 16 marzo 2017

NARRATIVA

TI ASPETTO QUI di STEFANO DE LELLIS 



"Stefano De Lellis" è nato a Pescara. Ferrarese d'adozione, opera nel corpo della Guardia di Finanza. Da sempre lettore appassionato, di recente ha iniziato a scrivere narrativa: Ti aspetto qui è il suo terzo romanzo, dopo A tanto così e Selfie. Il graffio del lupo, autopubblicati. 

"TI ASPETTO QUI" (Edizioni ArgentoDorato)  è un romanzo, un thriller psicologico che rappresenta un'infanzia vulnerabile e minacciata su ogni fronte, un'opera di personaggi di fantasia che rispecchiano la nostra quotidianità, una cruda realtà che ahimè riflette il malessere concreto di questa "amara" società. 
 Le paure e i dolori ovviamente che ne derivano portano ad una società sempre più in crisi e ogni individuo non essendo tutelato  inizia a difendersi e a farsi giustizia da solo... 

Il romanzo descrive una rapina finita male che coinvolge un gruppo di persone: il piccolo Filippo che rimane vittima diventando orfano, Leonardo: il proprietario della pompa di benzina che subisce la rapina; Mattia: suo dipendente giovanissimo con sua madre (una bidella di scuola elementare), e un distinto professionista: Gaetano Minguzzi.  

Tratta dal libro... La lettera che Gaetano Minguzzi lascia a suo figlio Filippo... 

Ciao Filippo,
quando leggerai questa lettera non so se sarò riuscito a parlarti. Lo spero fortemente, anche se forse non ne avrò avuto il tempo. In questo caso troverai in queste righe ciò che avrei voluto dirti, ossia spiegarti le ragioni per le quali sono andato via, lasciando soli te e la mamma quando avevi solo un anno. Spero che un giorno, quando sarai un po' più grande, tu abbia voglia di leggerle fino in fondo. 
Non mi ritengo così presuntuoso da dire di poter immaginare cosa abbia significato crescere senza un padre accanto. Perché non riesco ad immaginarlo. Ed è questa la cosa che più mi rattrista. 
Non essere in grado di calarmi in ciò che tu e la mamma siete stati costretti a vivere dopo che ho deciso di abbandonarvi. Sì, perché è proprio questo quello che ho fatto. Vi ho abbandonato. Non ci sono altri termini per definire un gesto così meschino ed è giusto chiamare le cose con il loro nome. Posso solo provare a spiegarti cosa mi ha indotto a comportarmi così senza pretendere che tu possa giustificarmi. Ho avuto paura. Proprio così...Il mio è stato il comportamento di un vile. Forse non ero pronto per fare il padre. Sono fuggito e basta. 
Ho pianto...Ho pianto tantissimo nei primi tempi...mi mancavano i tuoi sorrisi, quelli della mamma, i nostri giri in bicicletta. Mi mancava la mia famiglia. Poi però sono cominciati quei terribili mal di testa...delle fitte tremende che mi toglievano la capacità di ragionare. Un giorno, uno dei quei mal di testa è stato più forte degli altri, la vista mi s'è sdoppiata, ha incominciato a girare tutto. Poi più nulla. 
Mi sono risvegliato in un letto d'ospedale, è stato allora che l'ho saputo. Avevo un tumore al cervello. I medici hanno lavorato per più di sei ore per la rimozione. Ho rischiato di non svegliarmi più. Invece la vita mi ha voluto dare una seconda opportunità... oppure semplicemente maggior tempo per riflettere sui miei errori. Poco tempo per la verità. Si perché il tumore è tornato, più forte e aggressivo di prima. Mi rimane poco tempo. Avrei voluto incontrarti, abbracciarti e riconoscermi nel tuo sguardo. Avrei voluto trascorrere con te un po' di tempo e magari riuscire a strapparti un sorriso. 
Non sono stato in grado di amarti come avrei dovuto, e questo è il rimorso più grande. Non so cosa troverò dall'altra parte, se un Dio pronto a giudicarmi o il nulla. 
Quello che desidero più di tutto, però,  è il tuo perdono. Non lo merito, lo so.  Ma se un giorno, guardando negli occhi tuo figlio, lui dovesse chiederti di suo nonno, fa che almeno il tuo giudizio non sia troppo severo. Portami nel cuore. Se puoi. 
Tuo per sempre.  

Papà. 

Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et quem Fors dierum cumpe dabit, lucro adpone. (Evita di indagare cosa accadrà domani, e qualunque giorno aggiunga il destino, devi segnarlo a guadagno. Orazio)  

Il messaggio del romanzo oltre a rispecchiare la triste realtà che attualmente si vive in Italia, vuole far riflettere (a chi di dovere) di fronteggiare in modo concreto e veloce, senza i "se"... e senza i "ma"...  Bisogna adoperarsi per migliorare e soprattutto tutelare i diritti dei propri cittadini (cosa che attualmente non si fa), onde evitare spiacevoli situazioni che si possono manifestare in futuro anche verso loro in modo diretto... I "tutelanti" (e dico tutelanti in modo ironico perché attualmente non tutelano un bel niente), prendano provvedimenti immediati... gli italiani sono stanchi di essere presi per i fondelli...; di  essere spettatori di burattini che recitano nel teatro e mentre loro incassano denaro...noi incassiamo solo malessere e false promesse. Anna A. 







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