NET- PARADE AWARD

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sabato 14 aprile 2018

NARRATIVA ITALIANA - ROMANZO

GRAZIA  di Giulia Alberico 


Giulia Alberico scrittrice abruzzese, insegnante di lettere per oltre trent'anni, vive a Roma. Ha scritto, tra gli altri, i romanzi: "Il gioco della sorte"(2002), "Come Sheherazade" (2004), "Il vento caldo del Garbino" (2007), e "Un amore sbagliato" (2015). Con il volume di racconti Madrigale (1999) ha vinto il premio Arturo Loria. 

"Grazia"  Edizioni SEM è un romanzo che parla di una madre e una figlia, due persone con caratteri opposti  ma entrambe molto sensibili. L'autrice con uno stile introspettivo e lineare consente al lettore di far conoscere le due anime così diverse spesso così distanti. 
Grazia, (la madre) era bella come Ava Gardner, e la figlia Teresa, riscopre troppo tardi la sensibilità che le assomigliava con un po' di rimpianto e tristezza. 

Con il tempo infatti, scopre che sua madre amava come lei Emily Dickinson e una sua poesia era anche la sua preferita. 


Ma ormai Grazia...s'è n'era andata via...E Teresa si  accorgeva di essere...
"simile a una barca alla deriva, il suo aspetto stava fatalmente andando verso una mutazione che l'avrebbe sovrapposta, come una lastra impressa, alla donna delle sue origini". 

Teresa arriva nella città natale in un freddo e ventoso giorno di primavera e si ritrova di colpo immersa nell'atmosfera un po' fané della grande casa di famiglia in cui viveva da bambina. Qui, nelle stanze riccamente arredate ogni dettaglio le parla di sua madre, della vita piena di una donna per molti aspetti indimenticabile. 
La realtà però non è soltanto quella che Teresa ha sotto gli occhi... Teresa deve fare dei conti... ciò che le rimane...di sua madre...  

Il suo cammino...il suo passato la sua infanzia è un ricordo offuscato dalla concreta conoscenza della vera identità di sua madre... una donna misteriosa e ahimé poco conosciuta dalla figlia. Forse anche una donna pragmatica e affascinante...al tempo stesso distratta e silenziosa...

Le parole del notaio...dopo la morte della madre...
"Teresa cara, vostra madre era una donna molto riservata e soprattutto testarda. Non ha mai chiesto consiglio... Ci sono state delle operazioni bancarie di cui ho saputo, ma... "pare"...badate bene dico "pare"... mi rendo conto di sapere poco e superficialmente della storia della vostra famiglia...

A sera avrebbe sfogliato quelle pagine, restando fortemente sorpresa da quella madre ignota, o forse ignorata, che copiava versi cari alla figlia ma che mai avrebbe detto fossero amati anche da Grazia. 
Si sarebbe soffermata su quelli di Emily Dickinson:

Fuorché le piccole misure 
Nessuna vita è tonda
Quelle... si affrettano a una sfera
Si esibiscono e muoiono
Le più vaste...crescono lentamente
E pendono più tardi 
Le Estati delle Esperidi
Sono lunghe. 

Chi è amato non conosce morte, 
perché l'amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina. 
Chi ama non conosce morte, 
perché l'amore fa rinascere la vita nella divinità. 

Non c'è spazio per la morte
né atomo che la sua forza possa rendere vano
Perché tu sei esistenza e respiro 
e ciò che sei non potrà mai essere distrutto.


Dedico questo manoscritto a mia figlia Grazia,  (ma ovviamente anche a mio figlio Alessandro), due perle di figli. Vi voglio infinitamente bene! Anna A. 























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