SISTER BEPPA - SUPER ACT di Paolo Gariglio
Una biografia per l'anno della fede
Don Paolo Gariglio è un prete pilota di aeroplani e scrittore di affascinanti libri per ragazzi. Fin dagli anni Cinquanta ha promosso l’impiego dell’aereo nelle Missioni e con il volo ha conquistato intere generazioni di giovani, per i quali continua a suscitare iniziative a vari livelli. È inoltre consigliere nazionale per la Pastorale giovanile degli Esercizi Spirituali presso la FIES (Federazione Italiana Esercizi Spirituali). Predicatore di Esercizi Spirituali per studenti ed esperto delle dinamiche dell’età evolutiva. Per molti anni è stato parroco di due grandi comunità della periferia torinese: San Luca di Mirafiori Sud e SS. Trinità di Nichelino.
"Sister Beppa Super Act" (Effatà Editrice) è un libro che racconta alcuni episodi della vita di suor Giuseppina Ronco, Sister Beppa super Act, parafrasando la celebre suor Maria Claretta del film "Sister Act", che scatenò attorno a sé una pazza gioia cha valse a risanare il monastero e il quartiere dove abitavano le suore carmelitane alle quali ricordava: "Sorelle, noi tutte vogliamo avvicinarci a Dio, ma non è il caso di mettergli paura!". Anche la nostra Sister Beppa ha rallegrato con la gioia la sua comunità, risanato il quartiere, glorificato Domine Iddio e tutte le persone che l'hanno incontrata. Spero davvero che queste pagine vi divertano e vi arricchiscano spiritualmente.
Chi sfoglierà le pagine di questo libro potrà incontrare una donna straordinaria: suor Giuseppina Ronco, Figlia della Carità di San Vincenzo de' Paoli. Attraverso la sua vita umile, semplice e ricca di amore, suor Giuseppina, meglio conosciuta come suor Beppa, ci ha raccontato le meraviglie che Dio compie in ciascuno di noi e attorno a noi, per farci capire che ci vuole bene e ci vuole felici per sempre con Lui.
Suor Beppa era una suora buona, sempre sorridente, con gli occhi luminosi, accogliente e disponibile con tutti, piccoli e grandi. Era una vera figlia della Carità! Possiamo essere certi che dal Cielo, insieme ai poveri che ha servito, suor Beppa ci sorride e ancora e prega per noi. (Suor Maria Pia Bertaglia, figlia della Carità).
Dal primo capitolo...
Tutto incomincia con una tragicommedia: suor Beppa con una sua amica sorella Gisella Moschini furono arrestate, percosse, denudate e liberate... I nazifascisti avevano predisposto un controllo, anzi un rastrellamento, ad opera delle Brigate nere, guidati da alcuni ufficiali della Gestapo. Le brigate nere erano la manovalanza criminale dei tedeschi. Appena il treno si fermò in quella stazione, partirono alcune raffiche di mitra a scopo intimidatorio e iniziarono le perquisizioni delle persone che si trovavano a bordo. Arrivarono anche alle due consorelle (Suor Giuseppina e suor Gisella) avevano un pastrano scuro e pesante per l'imminente inverno e una specie di cuffia "camauro". Un abbigliamento "castigato" e non esattamente da suora. Con questi abiti i nazifascisti le avevano scambiate per due partigiani travestiti e infatti insospettiti, le fecero scendere al treno. Furono introdotte in uno stanzone della stazione di Santhià, dove un terzo ufficiale ordinò alle due consorelle "impaurite" un categorico..."Attenti!" pretendendo da suor Gisella un battito di tacchi, cosa che ovviamente alla religiosa vincenziana non riuscì, perché proprio non lo sapeva fare. Il tedesco delle SS s'infuriò come un bufalo, poi gridò al suo sottoposto:"Strappale i vestiti! Subito! Voglio vederla nuda questa qui... Bitte schwester!" Una scena dantesca, veramente paurosa. Non toccarono la Giuseppina: le intenzioni erano tutte per la Moschini (poiché secondo i nazisti, aveva un abito che poteva nascondere un partigiano), che ricevette un violento strattone ai vestiti dall'incollatura verso il basso, mentre il graduato le strappava il "cappellone" lasciandole allo scoperto la testa semirasata. Qualche istante e Gisella si trovò a seno nudo. Giuseppina Roncopiangeva sbigottita non comprendendo il perché di tutto ciò verso Gisella. Fu a questo punto che i due ufficiali capirono che non erano partigiani la osservarono increduli e si fermarono, si scusarono con le due sorelle. Ma che cos'era mai successo? Perché una così drammatica sceneggiatura? Effettivamente si trattò di un qui pro quo. Scambiarono le due suore per altrettanti partigiani travestiti. I tedeschi erano sulle tracce del partigiano colonnello Valerio Moscatelli e suor Moschini ne prese il posto per la radice del cognome. Per di più c'era tr i loro documenti un coupon della "carta annonaria" con su scritto: "Sorella Valeria!". Certo, il tutto si concluse con un lieto fine, ma quanta paura! E quale meraviglia nei passeggeri dello sfortunato convoglio, quandi lo rividero a Chivasso, autotrasportate dai tedeschi su una famigerata auto della Wehrmacht. Capirono che il treno si era fermato proprio per loro! Ma non per il motivo di quel benevolo gesto...
Un altro capitolo tratto del libro ha come titolo: "Come potevo lasciare ai topi tutto questo ben di Dio?
Parla dei Campi della Gioventù aperto agli studenti del Centro Professionale di San Luca. Ogni campo scuola nel senso letterale del termine era aperto agli studenti e lo scopo era quello di portare filosofia di base speciale: mettere gli allievi a contatto con buoni animatori. Protagonista? Naturalmente la nostra Sister Beppa!
Un altro interessante capitolo.... L'Eredità del Cavalier Carli (il nome dei protagonisti veri, come alcuni riferimenti alle località e ai familiari, sono di fantasia per motivi di privacy). Ma il fatto è esattamente vero.
In breve... Questa terribile storia del cavalier Carli...
Suor Giuseppina Ronco insieme a sua zia Suor Maria Cristina Ronco, la raccontava di continuo aIl'autore Don Paolo, nelle lunghe sere passate insieme. Il cavalier Carli fu accolto in parrocchia poiché non andava d'accordo con i figli e non voleva rimanere solo. Una sera non andò a dormire in parrocchia (cosa preoccupante considerando la sua precisione e la sua serietà), sennonchè il mattino dopo arrivò in parrocchia il maresciallo dei Carabinieri della stazione di Via Plava con una "lettera d'addio" indirizzata alle suore e le indicazioni per la sepoltura. Il Cavalier Carli si era suicidato! Nella lettera c'era anche l'indicazione del notaio dove egli aveva depositato il suo testamento; diceva che lasciava alle suore e alla parrocchia (per le opere di carità) tutti i suoi averi! Questa notizia provocò molta rabbia quasi violenta nei parenti che ben speravano in quell'eredità, che era cospicua. Suor Beppa, che in fatto di carità e di amore non era affatto una principiante, tentò di tranquillizzare i suoi familiari. Suor Beppa si rivolse al notaio e a tutti i familiari che erano tutti inferociti e agguerriti... "E' un discorso semplice il mio... Non mi occorre molto tempo per dire che, d'accordo con il parroco, ecco qui la dichiarazione scritta.... NOI suore rinunciamo totalmente all'eredità, in favore dei legittimi discendenti. Cioè non vogliamo niente. Solo la pace di questa famiglia e dell'anima del Cavalier Carli". Improvvisamente cala un silenzio quasi di tomba. Voglio solo confidarvi che dieci anni dopo la causa tra parenti per dividersi l'eredità era ancora nelle aule del tribunale.
Il cavalier Carli a modo suo vuole giustizia.... E se il suo testamento non verrà in parte esaudito queste proprietà saranno sempre maledette...!
Mi rivolgo a tutti quei "parenti" che vivono in conflitto per l'eredità, per il loro egoismo e la loro avidità. L'avidità è in conflitto con la felicità, serenità e la nobiltà d'animo. Sostituite l'avidità con l'amore e come per magìa tutto si trasforma. Siate testimoni di pace e di bene. Diffondete l'amore ovunque andiate, iniziando dalle vostre case! Anna A.

Nessun commento:
Posta un commento